giovedì 12 maggio 2016

PORTE.

A casa mia, dove abitavo prima, vicino alla porta principale per uscire sul pianerottolo c’era una porta che andava in un’altra stanza, una stanza dove dormiva mio figlio e dove appesi al muro c’erano i suoi disegni. Disegni fatti a pastello e a pennarello. Succedeva spessissimo che quando qualcuno veniva a trovarci a casa, dopo esserci salutati, quando questo qualcuno se ne stava andando via sbagliava a prendere la porta e invece che andare fuori sul pianerottolo e chiamare l’ascensore, apriva la porta della stanza di mio figlio e ci entrava dentro. Certe volte succedeva anche - alla sera, dopo a delle cene ad esempio - che questo o questi ospiti che ci venivano a trovare andavano via quando mio figlio era già andato a dormire, quindi la stanza in quei casi se tentavano di entrarci dentro era completamente buia.

La scena di queste persone che sbagliavano a me e mia moglie ha sempre fatto ridere, all’inizio quando vedevamo uno afferrare la maniglia della porta sbagliata ci affrettavamo a indicargli la porta giusta, lo correggevamo e facevamo tutti una bella risata, poi dopo un po’ invece abbiamo iniziato a lasciare fare e a vedere cosa succedeva. Io soprattutto, ho iniziato a lasciar fare, mia moglie di meno. Anzi, devo ammettere che speravo sempre con tutte le mie forze che il mio ospite nell’andare via sbagliasse porta, così, per vedere cosa succedeva. Per me era una specie di test divertente. Quello che può succedere in questi casi non è mai una cosa scontata. 

Una volta uno mi ha stretto la mano e mi ha salutato e poi è entrato nella stanza di mio figlio e si è richiuso la porta alle spalle. Io sono rimasto lì in piedi, aspettavo di vedere la sua faccia quando usciva, infatti dopo due secondi è uscito e mi ha detto “Forse ho sbagliato uscita?” Forse. Un altra volta un’altro, uno di quelli in giacca e cravatta che sembra che lavorano solo loro e che sono intelligenti soltanto loro (uno che proponeva degli investimenti) mi ha stretto la mano, mi ha augurato buon lavoro (ero in ciabatte, pantaloncini e maglietta) ha imboccato l’uscita (quella sbagliata) e si è infilato nella stanza di mio figlio, chiudendosi la porta alle spalle. Io come al solito sono rimasto lì in piedi ad aspettare. Dopo una decina di secondi visto che non veniva fuori ho aperto la porta, per capire quello che succedeva lì dentro e lui era lì, davanti alla finestra con una mano nella tasca dei pantaloni che digitava sui tasti del telefonino. Io l’ho guardato con sguardo interrogativo e lui ha guardato me e poi ha guardato l’armadio ma non come si guarda agli armadi, piuttosto come si guarda agli ascensori. Ha cercato i tasti per la chiamata dell’ascensore e non trovandoli, trovando invece sul letto di mio figlio il suo pupazzo di Winnie-the-Pooh, un po’ confuso mi ha chiesto: “L’ascensore?”. 

Un’altra volta invece, stessa scena, una sera dopo una cena una coppia di nostri amici si è rivestita con il cappotto e le sciarpe per andare via, ci siamo abbracciati e salutati per una volta ancora e poi entrambi si sono infilati nella stanza dove stava dormendo mio figlio. Hanno richiuso la porta. Quando abbiamo riaperto tre secondi dopo erano nella stanza completamente buia, abbiamo acceso la luce e entrambi avevano due occhi sbarrati che sembravano due che erano stati rapiti dagli extraterrestri. Io ridevo come un pazzo, loro no, almeno all’inizio. Poi, sì. 

Nel posto dove lavoro adesso un giorno sì e uno no succede circa la stessa cosa che succedeva a casa mia, ci sono due porte vicine messe ad angolo, una è pesante e di metallo e ha il maniglione antipatico e va verso l’uscita e c’è anche scritto USCITA, in grande, l’altra invece ha lo stesso colore ma è una porta di legno che va in uno sgabuzzino dove c’è il server. E’ incredibile notare come quasi tutti quelli che vengono per la prima volta a trovarci trovano più facile imboccare la porta dello stanzino del server invece che l'uscita. 

Lo stanzino è buio e dentro ci sono un sacco di spie e di lucine colorate azzurre, verdine, viola che si accendono e si spengono. Finora ho visto molte persone che aprono e poi si accorgono quasi subito dell’apparecchiatura del server e dello sbaglio. Rido, ridiamo. Un paio li ho visti anche cercare di entrare.

Uno - lo giuro - era il periodo di Natale e degli alberi di Natale, si è buttato dentro dicendo “Uh, che giornate corte. C’è già buio”. 

Era circa mezzogiorno.

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