sabato 8 ottobre 2011

ANDATE AVANTI VOI, ADESSO.



Dall’uscita di FREE.rider sono passati dieci anni esatti. In edicola prima di FREE.rider a parlare di uno sci un po’ “diverso” c’erano gli Speciale Sci della Rivista della Montagna di Giorgio Daidola, una volta all’anno e poi nient’altro. Gli sci larghi 80 mm erano sci fat, introvabili se li cercavi. “Si usano in Canada” ti dicevano se provavi a chiedere “da noi non vanno bene”. Discorso chiuso. Allora c’erano gli sci-alpinisti, lo sci estremo, lo sci in pista e stop.  Tutto quello che c’era in mezzo, la commistione tra sci, snowboard, telemark, sci ripido, sci su pista - che è quasi tutto quello che c’è adesso - allora non esisteva. A ben vedere soprattutto non c’era la disponibilità di una certa generazione di sciatori - la mia, o quella un po’ prima della mia - a rimettersi in gioco. Accettare che tante parole di questo modo di sciare fossero inglesi, ad esempio. Non c’era la disponibilità di accettare il freestyle e il suo modo così splendidamente superfluo, esibizionista, per certi versi inutile di intendere lo sci, esattamente per quello che è: gioia pura. Un gioco con la neve. Allora sciare significava o soffrire, o gareggiare. Oppure fare del turismo di massa, certo. C’erano o gli alpinisti o i pistaioli. O stavi di qui, o stavi di là. In mezzo c’era il nulla. Nulla di cui si potesse leggere. Io ho inventato la rivista ma quello è stato niente, credo. Io forse, se proprio ho inventato qualcosa, ho inventato l’idea che anche in Italia si potesse sciare e soprattutto parlare di sci in un altro modo. Anche in un altro modo, dico. A tanti allora questa cosa dava fastidio. Forse anche adesso, ma ora le cose sono cambiate. Quella generazione, quel nocciolo duro di scettici e di ostili al mio progetto ora hanno dieci anni in più. Sono invecchiati. Un po’ si sono inteneriti, un po’ lo vedono anche loro come sono andate le cose. Io solo me ne sono accorto un po’ prima che le cose stavano cambiando. Forse, soprattutto, ho immaginato prima di altri il come le cose sarebbero cambiate. Ho visto delle possibilità.

Prima c’era FREE.rider, che ora non c’è più. Ora c'è SOUL.rider. C'è 4Skiers. C'è Ski-Alper. Sciare e Sci parlano a loro volta regolarmente di freeride e di scialpinismo. Ci sono i video e le premiere, le webseries su internet, facebook, le aziende che spingono, gli eventi, un’altro modo di vestirsi, una nuova voglia di viaggiare sulla neve. Una volta per fare un viaggio sugli sci dall’altra parte del mondo dovevi essere un atleta di Coppa del Mondo o uno che andava in spedizione. Oggi ci vanno tutti a sciare in giro per il mondo. Insomma, oggi è tutto cambiato. Diverso. Più facile. Io e i miei editoriali non serviamo più. Alla fine a un lettore quella sensazione di maggiore “rilassatezza”, quella sensazione di qui e ora fa quasi piacere. Senza stress, senza menate. Per questa nuova generazione di sciatori e di lettori non c’è più un prima o un dopo. Non c’è la old school e la new school. C’è quello che c’è, questo, e basta.  E’ un’altra epoca, adesso.

C’è un’altra cosa ancora, la seconda. Anche io senz’altro sono cambiato. Sono più rilassato adesso. Distaccato. Ora sento di non dovere dimostrare niente a nessuno. Mi sono convinto che io il mio lavoro lo so fare. E infatti lo sto facendo, quello che volevo fare. All’inizio essere direttore di FREE.rider era quasi una guerra, una battaglia costante, perché dovevo sempre dimostrare qualcosa, spiegare e rispiegare idee, convincere qualcuno e poi essere “duro”. Tenere botta alle critiche, ai giudizi, alle domande, alle gelosie, alle frustrazioni di tanti che avrebbero voluto essere al mio posto. Poi alla fine ho capito che il nostro è il paese di 60 milioni di Commissari Tecnici della nazionale di calcio. Tutti pensano di sapere come si fa, a fare funzionare le cose. A vincere. Tutti parlano, criticano, giudicano. Specialmente giudica, la gente. Di solito senza esporsi. Il giorno dopo la partita tutti sanno cosa bisognava fare. La sostanza è che lui, il CT, è sempre e soltanto uno. A lui non si chiede di individuare cosa non funziona - quello lo vedono tutti - a lui si chiede di fare in modo che le cose funzionino. Di vincere. Gli si chiede di vedere delle cose che altri non vedono. Ipotizzare strategie, tattiche, schemi di gioco. Soluzioni. E lui, il CT, se vuole fare bene il suo mestiere deve pensare soltanto a quello: a fare il commissario tecnico. Il CT deve guardare molto più avanti degli altri. Ignorare le critiche sterili, filtrare quelle intelligenti. Ascoltare i consigli, quelli di tutti. E poi decidere di testa propria. Prendere le proprie responsabilità. Il CT deve rimanere concentrato, lucido, efficace. Distante. Degli altri non si deve preoccupare. Gli altri seguono. Oppure se preferiscono, vanno avanti da soli.

Ecco, io l’ho vissuta così la nascita di FREE.rider dieci anni fa, e quella di SOUL.rider  l’anno scorso. SOUL.rider soprattutto è una cosa che dovevo fare, per mettere un punto. Ho aiutato a farla partire, ci ho messo il cuore, ho aiutato i miei amici. E' stato bello. Però io adesso ho altre cose da fare. Vedo altre cose. Ho altri progetti in testa, altre idee, altri sogni, altri viaggi da fare, altri racconti da scrivere. Perdonatemi, ma voglio essere libero. 


A fare la traccia con le riviste adesso è ora che ci pensi qualcun altro. Adesso andate avanti voi. Per un po’almeno.


Io poi vi seguo.