mercoledì 27 giugno 2012

IL GUARDALINEE.

Mi hanno detto che uno sulla carta d'identità, alla voce professione, può far scrivere quello che vuole.

Io ho degli amici che loro ci hanno basato tutta la loro autostima personale, su questa cosa. Uno ci ha scritto atleta, che in effetti di mestiere lui non ha mai fatto altro che l'atleta ma si vede che non è mica convinto nemmeno lui di quella cosa, di essere un atleta e allora per crederci di più se l'è fatto scrivere. Atleta. In effetti io non l'ho mai visto allenarsi come si deve. Comunque mi ha detto che quando gli hanno chiesto: professione? e lui ha risposto atleta, l'addetto comunale si è fermato un attimo, ha tolto lo sguardo dallo schermo del computer e lo ha guardato in faccia da sopra la montatura degli occhiali. Lui ha preso coraggio e ha ripetuto: atleta. Il mio amico deve anche aver fatto quel movimento della testa che va sù e giù, con il mento tirato avanti. Lui è uno con la barba incolta e i capelli lunghi, adesso inizia anche ad avere un po' di pancia, poi non è uno che ama lavarsi molto, diciamo. Non sembra esattamente un atleta, che uno si aspetta che gli atleti si facciano la doccia minimo due volte al giorno, comunque devo dirlo, scia molto bene.
L'altra è una mia amica che fa la pittrice. Lei pittrice lo ha fatto scrivere più che altro per fare un dispetto a suo padre, che voleva che lei diventasse medico o avvocato. Invece, no. Pittore. Poi anche lavora con i bambini disabili, in un istituto. Mi chiedo cosa le avranno scritto esattamente sulla carta d'identità? Pittore o pittrice? Bisogna che glielo chieda.

L'altro ieri sono andato a fare un passaggio di proprietà di una moto e mi hanno chiesto la carta d'identità e io ho risposto che non ce l'avevo. Come succede tutte le volte il mio interlocutore mi ha guardato fisso e mi ha detto: come non ce l'ha? facendo quella faccia che sembra che adesso viene giù il mondo.

Non ce l'ho. Io la carta d'identità non ce l'ho proprio. L'ho persa il 5 marzo del 1985, credo, il giorno in cui ho compiuto 18 anni. Deve essermi scivolata sotto un tavolo di un bar mentre facevamo i cretini a una festa, io con dei miei amici. Poi da allora non l'ho mai più rifatta, che a me non piace andare negli uffici comunali a fare dei documenti e a chiedere, e a fare delle file poi. E devo dirvi che ho sempre vissuto benissimo e non è mai stato un problema. Mai proprio, neanche all'estero. Sono 27 anni che vivo senza carta d'identità, che in un certo senso in un mondo che pretende di catalogare e di controllare tutto e tutti, è un bel record. Per me perlomeno è un bel traguardo, una bella cosa. Una soddisfazione. La dimostrazione che in fondo quelli che pretendono di comandarti e che vogliono incasellarti e catalogarti, tu in un certo senso li puoi prendere in giro. Tu, con tutto il rispetto, puoi prenderti gioco di loro.

Tre giorni fa è morto un mio vicino di casa che si chiamava Rivo, aveva 95 anni. E' caduto e si è rotto un femore e poi insomma sono intervenute delle complicazioni, che a 95 anni con le complicazioni poi è difficile. Mi è dispiaciuto. Rivo abitava nella casa dove adesso abita ancora mia mamma, dove abitavo io da piccolo, lì a fianco. Suo padre lo aveva battezzato Nario Rivo Luzio, tre nomi. Che a suo padre come Rivoluzionario all'anagrafe non glielo avevano lasciato segnare. Me lo aveva raccontata il mio di padre - mio papà Ernesto - questa storia del nome del nostro vicino, che a me da piccolo sembrava stranissimo che uno si potesse chiamare "Rivo", io non lo avevo mai sentito parlare il nome Rivo quando ero piccolo e anche adesso a pensarci bene, non ho mai sentito di nessun altro. Per quello avevo chiesto. Ma Rivo è il nome? Mio papà mi aveva raccontato tutta la storia e spiegato che in fondo in comune sulla carta d'identirtà sono obbligati a scrivere quello che decidi tu, che sono i tuoi i documenti. Allora l'impiegato dell'anagrafe e il padre del mio vicino di casa si erano accordati per Nario Rivo Luzio. Questa è libertà ma solo fino a un certo punto, mi aveva messo in guardia mio papà. Rivo lo chiamavano tutti Rivo perché dei tre quello era il nome che sembrava più normale e poi si capiva meglio che Rivo stava per rivoluzionario.

Ieri pensavo che ora potrei anche cedere e andare a farmi la mia brava carta d'identità. Così, per prendermi una soddisfazione. Se un giorno mi decido a farlo alla voce professione voglio farmi scrivere: guardalinee. Che già me lo immagino l'impiegato dell'anagrafe che mi chiede spiegazioni. Io dirò: guardalinee, quelli che stanno a bordo campo in pantaloncini e maglietta con una bandierina gialla in mano per segnare i fuorigioco e i falli laterali. Un lavoro ingrato, in effetti. Se mi fa qualche problema dico: segni Guarda di professione, Linee come specializzazione.

Che così facciamo contenti tutti.

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