martedì 15 ottobre 2013

ROLLY MARCHI


Una volta sono andato a fare una presentazione dalle parti di Cortina, dovevo parlare di sci alpinismo e di montagne e a moderare il dibattito c'era Rolly Marchi. 

Insieme a me a parlare c'era un atleta americano, uno che a Rolly Marchi non doveva essere un granché simpatico, perché lì in mezzo alle sue Dolomiti parlava di montagne e di neve del Colorado, come se il Colorado fosse il centro del mondo e le Dolomiti fossero la periferia. Io ero un po' in imbarazzo e il microfono mi arrivò tra le mani dopo l'americano e dopo una lunga tirata di Rolly, forse anche io a quel punto non gli stavo più simpatico a Rolly, non avevo ancora aperto bocca ma sentivo che c'era un po' di risentimento da parte sua, e anche da parte del pubblico ce n'era. 

Iniziai a parlare ringraziando per le belle cose che il mio amico americano aveva detto di me e del freeride e del nostro modo "giovane" e "scanzonato" e "moderno" di sciare in giro per il mondo, però dissi che ero orgoglioso di essere nato e cresciuto sciisticamente nelle Alpi, che in nessun altro luogo del pianeta si può fare il genere di sci che si può praticare nei canali delle Dolomiti e che l'Italia è il luogo dove lo sci prima di essere sport, prima di essere turismo e prima di essere industria, è storia, cultura, arte. Insomma cercai di fare contenti tutti e per quanto potevo, di rimettere le cose al loro posto. 

Appena finii di parlare mentre la gente applaudiva Rolly mi guardò per qualche secondo in silenzio così come si guarda a un prestigiatore scalcagnato che per la prima volta in vita sua riesce a fare un numero. Fissandolo in volto potevo vedere i suoi occhi chiari e il suo labbro inferiore che vibrava appena per l'età e forse anche per l'emozione, mi studiò un attimo ancora con lo sguardo e poi si alzò dalla sedia e venne ad abbracciarmi e a baciarmi, io Rolly Marchi lo avevo letto e lo conoscevo di fama, per me era una leggenda, ma era la prima volta che lo incontravo. Riprese il microfono in mano e rivelò al pubblico che io ero stato una delle promesse dello sci italiano al trofeo Topolino, si girò verso di me e disse Non è vero? poi allungò il braccio con il microfono fin davanti alla mia bocca e io diedi l'unica risposta che in quel momento lì si poteva dare, dissi: Sì, è vero.
Anche se non era vero. 

E lui mi abbracciò un altra volta e mi disse Grazie, poi riprese a raccontare in quel modo in cui solo lui sapeva raccontare. 

Ciao Rolly, riposa in pace.

Nessun commento: